Contesto

L’intelligenza artificiale costituisce un filone trasversale dell’attività scientifica del Prof. Silvano Vergura. Le prime ricerche hanno riguardato reti neurali non supervisionate per estrarre caratteristiche, riconoscere dati anomali e ridurre la ridondanza di dataset ambientali. Queste metodologie consentono di individuare strutture e relazioni nei dati anche quando non sono disponibili classificazioni preliminari complete.

Successivamente, reti neurali, visione artificiale e logica fuzzy sono state applicate alla diagnostica fotovoltaica, all’elaborazione delle immagini termografiche, al controllo di sistemi energetici ibridi e alla gestione del microclima delle serre, fino all’automotive. L’approccio combina apprendimento automatico, statistica, conoscenza fisica e controllo in tempo reale.

L’obiettivo è trasformare misure e immagini in informazioni utilizzabili per valutare le condizioni operative, individuare anomalie e migliorare la gestione dei sistemi. La scelta degli algoritmi dipende quindi dal problema applicativo, dalla qualità dei dati e dai requisiti di interpretabilità e rapidità. La conoscenza ingegneristica guida l’analisi, permettendo di collegare i risultati dell’elaborazione ai fenomeni fisici e alle esigenze dell’utilizzatore.

Intelligenza artificiale

 

Problemi noti

I dati provenienti da impianti e sensori possono essere rumorosi, incompleti, ridondanti o scarsamente etichettati. I guasti reali sono meno numerosi delle condizioni normali e le prestazioni cambiano con il contesto ambientale. Un modello addestrato su un singolo impianto può quindi non generalizzare ad altri siti o tecnologie.

Lo squilibrio tra esempi di funzionamento regolare e anomalie può penalizzare il riconoscimento dei difetti più rari. Inoltre, differenze tra sensori, modalità di acquisizione e condizioni operative possono essere interpretate erroneamente come segnali di guasto. La valutazione deve quindi considerare falsi allarmi, anomalie non rilevate e comportamento su dati indipendenti da quelli utilizzati nell’addestramento.

Nelle applicazioni diagnostiche è essenziale comprendere perché un componente sia stato segnalato e con quale grado di incertezza. Un algoritmo accurato ma opaco è difficilmente utilizzabile per decisioni manutentive o di sicurezza. Occorre distinguere la capacità di riconoscere una configurazione anomala dalla possibilità di identificarne la causa e valutarne le conseguenze operative.

 

Soluzioni proposte

Le reti neurali sono state utilizzate per apprendere il comportamento normale delle stringhe fotovoltaiche e riconoscere perdite dovute a invecchiamento, sporcamento o altri modi di guasto. Il confronto tra comportamento atteso e misure osservate permette di evidenziare scostamenti da approfondire, interpretandoli alla luce delle condizioni di esercizio e delle caratteristiche dell’impianto.

Nelle piattaforme termografiche, la visione artificiale identifica moduli e celle, elabora le immagini e classifica le anomalie. L’individuazione delle regioni di interesse consente di concentrare l’analisi sui componenti, facilitando il confronto tra distribuzioni termiche e la restituzione dei risultati al professionista.

La logica fuzzy gestisce invece sistemi non lineari e incerti: regola temperatura e umidità nelle serre, controlla convertitori e batterie, realizza strategie MPPT e ottimizza il raffreddamento dei sistemi fotovoltaici-termici. Le regole di controllo traducono conoscenze sul funzionamento del sistema in azioni graduate, considerando contemporaneamente più variabili e obiettivi.

Le implementazioni su FPGA permettono di trasferire tali controlli su dispositivi embedded con risposta rapida. L’integrazione tra algoritmi, misure e hardware avvicina così l’elaborazione al processo fisico, sostenendo applicazioni nelle quali i tempi di risposta sono determinanti.

Prospettive future

Le future ricerche saranno orientate verso dataset multimodali, apprendimento semi-supervisionato e modelli physics-informed, nei quali l’apprendimento sia guidato anche dai vincoli fisici del sistema. L’integrazione di immagini, misure elettriche, condizioni ambientali e storico operativo potrà migliorare la comprensione delle anomalie e ridurre la dipendenza da grandi quantità di esempi etichettati.

L’intelligenza artificiale dovrà fornire diagnosi spiegabili, indicare le regioni dell’immagine rilevanti e quantificare l’incertezza delle stime. Sarà inoltre necessario riconoscere situazioni diverse da quelle incontrate durante l’addestramento, segnalando quando il risultato richiede ulteriori verifiche.

L’elaborazione sarà distribuita tra dispositivi edge, droni, FPGA e cloud, bilanciando rapidità, risorse di calcolo, cybersecurity e tracciabilità. La validazione su impianti e condizioni differenti sarà essenziale per verificarne l’affidabilità operativa.

Il passaggio successivo passerà dalla semplice rilevazione alla prognostica: stimare perdita energetica, probabilità di evoluzione del difetto, vita residua e priorità manutentiva. Queste informazioni dovranno supportare decisioni motivate e documentabili, lasciando all’esperto la responsabilità della valutazione finale e dell’intervento.

L’intelligenza artificiale avrà un ruolo rilevante nei sistemi dinamici di gestione della sicurezza del settore automotive. Dati elettrici e termici, informazioni sulla batteria e registri degli interventi potranno alimentare strumenti capaci di aggiornare la valutazione del rischio. Tali sistemi dovranno essere validati anche su eventi rari e mantenere una chiara supervisione umana. Procedure, attrezzature e formazione dovranno evolvere insieme alle nuove architetture di batteria, alle tensioni di trazione e alle tecnologie di ricarica. Saranno utili simulazioni di emergenza, percorsi formativi differenziati e criteri di audit per officine e flotte.

 

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